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Salumi

  

 

Toscana

La culla della lingua italiana si difende anche per i suoi sapori: salumi, oli, formaggi, vini hanno fatto il giro del mondo. Sapori che sono, più o meno, gli stessi di un canto giullaresco del XIII secolo "Santissima gallina incoronata che per figliolo avesti un capponcello alle lasagne fosti maritata: in compagnia del dolce fegatello e la salsiccia fu martirizza et pesta bene et messa in un budello e per farla patir pena e gran duolo la fu impiccata e messa al fumarolo". La Toscana è famosa per gli allevamenti suini sparsi in tutte le sue province: da Firenze a Siena, da Grosseto ad Arezzo e nel triangolo compreso tra Pistoia, Lucca e Pisa.

In tutta la regione si produce il salame toscano: la carne magra di suino viene macinata finemente, unita a un terzo di grasso duro tagliato a dadini, conciata con sale, pepe, aglio macerato nel vino e insaccata nel budello naturale. Si fa asciugare per alcuni giorni vicino al fuoco, poi si mette a stagionare per circa sei mesi in cantina.

Anche se è conosciuta dai consumatori come mortadella di Prato, questo prodotto si trova invece solo nella macelleria Marini ad Agliana (Pistoia) e si tratta di una "chicca" regionale in via di estinzione. Originariamente si trattava di un particolare tipo di Salame toscano fatto con carni di suino rimaste dopo la selezione destinata all'impasto della finocchiona, e veniva fatto anche per il recupero delle carni di seconda scelta. La speziatura accentuata con aggiunta di alkermes faceva diventare questo prodotto molto saporito e profumato. La ricetta è stata riproposta negli Anni '80 dai titolari della macelleria Marini che hanno alleggerito il carico di spezie e aromi, dando vita a un prodotto dal sapore più delicato. Si ottiene con carni di suini locali, alimentati per il 75% con mais e per il 25% con orzo, avena e crusca. La scelta delle carni magre ottenuta dalle spalle e scamerite degli animali viene effettuata con minuziosa cura nel togliere nervature e grasso. Il particolare dadello di grasso viene ottenuto dai guanciali e lardoni. Dopo la selezione le carni vengono lasciate raffreddare, macinate, speziate e insaccate in budelli naturali. In seguito sono riposte in apposite stanze di stufatura per essere poi bollite lungo l'arco di quattro-cinque giorni per un paio di ore. Il prodotto può essere consumato caldo o freddo come un normale affettato.

Il buristo (o burischio o mallegato) viene prodotto in tutto il territorio tra Firenze e il senese, in particolare a Greve e Impruneta, e nella zona del Monte Amiata. Le cotenne e tutte le parti della testa del suino vengono cotte e macinate grossolanamente; si aggiungono lardelli di grasso soffritti e portati a mezza cottura e, per ogni dieci kg di impasto, 200 g di sangue di maiale filtrato. Si condisce con aromi (buccia di limone, sale, pepe, prezzemolo, aglio), si insacca ancora caldo nello stomaco di suino cucito con filo e si fa cuocere. Il prodotto si produce solo da novembre-dicembre a fine marzo e viene consumato subito. Nella versione senese si utilizza una percentuale di sangue di maiale più elevata e come coadiuvanti anche pinoli e uva sultanina.

Tipico della provincia di Arezzo è il sanbudello che utilizza carni suine di terza scelta, macinate grossolanamente, mischiate con pezzi di cuore, fegato e polmone, condite con sale, pepe, aglio, chiodi di garofano, finocchio selvatico e insaccate nel budello naturale. Dopo il periodo di stagionatura, in cantina per circa sei mesi, il prodotto si consuma crudo.

Si difende anche la provincia di Grosseto: le cotenne sotto aceto si producono in alta Maremma, in particolare sulle colline di Albegna. Le cotenne di maiale, ripulite e tagliate grossolanamente vengono scottate in una concia di aceto e aromi (rosmarino, aglio, peperoncino, cipolle), successivamente scolate e messe sotto strutto. Si conservano a lungo e vengono usate per cucinare i fagioli.

Sempre ad Albegna e a Montemerano si producono i fegatelli sotto strutto, la polpa di maiale sott'olio e la "zia". Per i fegatelli viene utilizzato il fegato di maiale o di cinghiale tagliato, condito con sale, pepe, semi di finocchio, alloro, che viene poi avvolto nel velo del peritoneo (ratta), chiuso con un gambo di finocchio selvatico e cotto alla brace. In seguito viene messo in vasi di vetro o terracotta e coperto con strutto fuso. La fase di lavorazione successiva, più che una vera e propria stagionatura, è un periodo di conservazione sotto grasso che dura anche un anno, mantenendo inalterati sapore e fragranza. Fino a qualche decennio fa i fegatelli, in assenza dei frigoriferi, venivano conservati in questo modo per i lavori estivi. Per la polpa di maiale sott'olio le fette di spalla o le bistecche non utilizzate per la preparazione degli insaccati vengono salate, cotte con aromi vari (pepe, aglio, rosmarino, salvia, ecc.) che variano a seconda dei gusti e poste nei vasi sott'olio. Si consumano dopo circa un anno o come secondo piatto mangiato freddo o macinato per insaporire i sughi. Nonostante l'uso dei surgelatori si tratta di un'usanza ancora frequente in tutta la Toscana. Con lo stesso procedimento si produce l'arista sott'olio: il lombo viene cotto nel lardo con aglio e aromi per circa due ore, poi scolato all'aria e messo in barattoli di vetro. Dal taglio di carne dell'arista si ottiene un raro ma prelibato salume chiamato scamerita, un affettato che si consuma crudo: la carne della schiena, rifilata in un unico pezzo, viene conciata con sale, pepe e aglio, poi lavata con vino bianco e fatta stagionare con particolari procedure per due o tre mesi. Per la produzione della "zia" si utilizza 1/3 di carni grasse e 2/3 di carni magre di suino, macinate grossolanamente, condite con un'alta percentuale di sale e aromi e insaccate nel budello più grosso. Le fette risultano essere molto grandi e possono arrivare a 25 cm di diametro. La maturazione avviene per alcuni giorni all'aria, poi al fumo di essenze aromatiche per 1 5 giorni. La stagionatura varia dai sei ai sette mesi in cantina. La "zia" era il salume tradizionalmente usato in occasione della trebbiatura; talvolta per evitare che stagionasse troppo, veniva messo sotto la cenere.

La provincia di Siena presenta un'ampia gamma di prodotti tra cui spicca la finocchiona che per i toscani è una vera e propria istituzione, che affonda le radici nella storia. Nel Medioevo infatti il pepe era una rarità mentre il finocchio era abbondante ed economico e quindi veniva aggiunto in gran quantità a questo insaccato, non tanto con la funzione di conservare la carne, quanto con quella di nasconderne l'eventuale deterioramento. Nacque così la finocchiona e il termine "infinocchiare", usato nel senso di ingannare. Attualmente le più apprezzate sono quelle che provengono dalla zona del Chianti (Siena) e da Rufina e Pontassieve (a nord di Firenze). Rifilature del prosciutto, guanciale e grasso duro di maiale vengono macinati a grana media e conciati con sale, pepe, semi di finocchio, aglio e vino, e insaccati nel budello naturale. La finocchiona si lascia maturare per una settimana circa in ambiente riscaldato, facendo ricambiare l'aria più volte al giorno; dopo la stagionatura che dura almeno cinque mesi, in cantina o in altro luogo analogo, il prodotto è pronto per la tavola. Nel Chianti i salumieri raccontano che, come i parrucchieri più abili sono in grado di far apparire piacevole anche la donna più brutta, il sapore di una fetta di finocchiona, accompagnata dal pane "sciocco", può camuffare anche il più imbevibile dei vini. I più profani devono fare attenzione a non confonderla con la sbriciolona, che ha invece un impasto più magro e viene per lo più prodotta industrialmente.

Dalla zona di Montalcino proviene il salame "bastardo": la carne e il grasso duro (30%) di suino vengono tagliati a mano in tanti pezzettini, impastati con sale, pepe, aglio e insaccati in budello naturale. Il periodo di stagionatura è da quattro mesi in poi.

A Trequanda (Siena) si produce la mortadella trequandina. La carne magra di spalla di suino e le rifilature del prosciutto vengono macinate finemente e unite a circa un quinto di grasso duro tagliato a dadini. L'impasto viene conciato con sale e pepe e insaccato nella zucchetta di bovino. Fatto asciugare in stufa per otto giorni, viene posto successivamente nelle celle di stagionatura e dopo quattro-cinque mesi (a seconda del peso) è pronto per il consumo. A stagionatura ultimata la mortadella può pesare da un chilo a un chilo e mezzo. Si tratta di un prodotto analogo al salame toscano e viene ormai prodotto in tutta la regione.

Nella zona del Chianti un'altra tipicità è la lavorazione della selvaggina, con la produzione di prodotti prevalentemente di cinghiale. Originari di Castelnuovo Berardenga (Siena) sono il filetto, il salame e la salsiccia di cinghiale. il primo (lombata disossata e sgrassata) viene posto sotto sale e aromi (pepe e aglio) per circa dieci giorni prima della stagionatura che dura dai 40 ai 60 giorni in locali aerati e freschi. Il secondo utilizza carne magra di cinghiale macinata a grana media con grasso di pancetta di suino, condita con sale, pepe e aglio e insaccata in budello suino. Dopo circa 40 giorni di stagionatura il prodotto è pronto. La salsiccia si ottiene con la carne di cinghiale ripulita di ogni parte grassa, a cui viene aggiunto un 30% di grasso suino macinato finemente. Viene conciata con sale, pepe, aglio e vino (nella zona del Chianti) e insaccata nel budellino di maiale. La stagionatura dura un mese e, secondo alcuni, le salsicce dovrebbero macerare prima dell'uso nel vino Chianti. Piccole produzioni sporadiche, legate alla stagione della caccia del cinghiale vengono fatte un po' ovunque in Toscana.

Tipico di San Gimignano (Siena) è invece il prosciutto di cinghiale: il coscio sgrassato viene messo sotto sale e aglio, lavato, asciugato, aromatizzato e messo a stagionare per 4-5 mesi in locali adatti.

Dulcis in fundo non possiamo dimenticare il lardo di Colonnata (Massa Carrara) che si ottiene con il lardo di suini pesanti di allevamento nazionale. Grosse vasche di marmo vengono strofinate con aglio per temperarne la permeabilità e insaporire il prodotto. Sul fondo si mette sale marino, pepe e aromi vari (cannella, chiodi di garofano, coriandolo e in ultima fase rosmarino, salvia e aglio). Sopra gli odori si compongono strati di lardo di circa 1,5 cm, intervallati da altri strati di aromi e spezie, fino a riempire la vasca, che viene infine chiusa con un coperchio. Dopo una settimana si copre con una salamoia di sale e acqua e si richiude nuovamente. Dopo sei mesi il prodotto può essere consumato: è ideale gustarlo a fettine molto sottili su crostini di pane caldo. Di recente nascita il lardo di Camaiore che ha un sapore più delicato.

Il prosciutto toscano, prodotto Dop, è elaborato nell'intera zona della Toscana. E' ottenuto dalle cosce di suini pesanti di peso non inferiore ai 160 kg, di età non inferiore ai nove mesi, di razza Large White e Landrace, provenienti da allevamenti situati in Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio e Toscana. Subito dopo la macellazione le cosce isolate dalla carcassa sono sottoposte a refrigerazione per almeno 24 ore a una temperatura compresa tra -2 e +20C. Successivamente si procede alla rifilatura con un taglio ad arco che lascia una cornice carnosa sporgente per alcuni centimetri oltre la testa del femore. Il peso della coscia non rifilata non deve essere inferiore a 1 kg. La salatura avviene con il metodo "a secco" con l'impiego di una miscela di cloruro di sodio, pepe e aromi derivanti da bacche ed essenze vegetali reperibili nel territorio di elaborazione. Dopo la salatura le cosce sono poste a riposo per un periodo sufficiente da garantire una buona e uniforme disidratazione prima del lavaggio, che deve essere effettuato con acqua tiepida priva di sostanze disinfettanti. Successivamente le cosce sono asciugate in appositi locali e devono essere sottoposte a temperatura e umidità controllate. Nell'ultima fase della lavorazione si procede alla sugnatura con impasto costituito esclusivamente da sugna, farina di grano, sale, pepe e aromi naturali. La fase di stagionatura ( 1 0 mesi per prosciutti di peso finale compreso tra 7,5 a 8,5 kg, 1 2 e più per prosciutti di peso superiore) avviene in locali appositamente attrezzati per consentire un adeguato ricambio dell'aria a una temperatura compresa tra i 1 2 e i 250C, ventilati ed esposti alla luce e all'umidità naturale.

Un accenno anche al prosciutto di cinta, il progenitore del prosciutto toscano, che è ottenuto dal maiale della razza di cinta, immortalato dal pittore Ambrogio Lorenzetti nel dipinto "Effetti del Buongoverno" ( 1 338-1 340). Questo particolare tipo di razza suina è "autoctona dei dintorni della città di Siena e in particolare della montagnola e delle colline del Chianti senese: è caratterizzata da un mantello scuro con una fascia bianca che cinge il torace, il garrese, le spalle e gli arti anteriori": così si legge in un documento della Compagnia della cinta che svela i motivi dell'arcano nome. Il prosciutto di cinta si contraddistingue per il sapore soffice e per la consistenza oleosa.

 

su gentile concessione di Docitalia

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