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L'isola
è un secolare luogo di approdo dei popoli navigatori del
Mediterraneo: ai colonizzatori greci, che già nell'VIII
secolo trovarono insediamenti di siculi, sicani ed elimi,
si susseguirono quelli romani, goti, arabi e normanni.
Le
dominazioni continuarono in epoche più recenti con
Angioini, Aragonesi, Spagnoli e Borboni.
Una
fetta di salame, un pezzo di formaggio, aromi e spezie
contengono quindi il sapore della storia, l'incontro di
usi, abitudini e gusti differenti che si sono incrociati
su questo territorio.
Di
origini normanne è il Salame
di Sant'Angelo di Brolo, la cui nascita sembra
risalire all'XI secolo, cioè alla dominazione dei
Normanni, giunti al seguito del conte Ruggero d'Altavilla,
che introdussero il consumo della carne suina vietato
precedentemente dagli Arabi. Per produrre il salame viene
utilizzata carne suina mista (il 40% proviene da
allevamenti siciliani e il resto da altre regioni italiane
o dall'estero) ma prevalentemente le parti più pregiate
come lombata, spalla, coscia, collo, lonza, filetto, coppa
e pancettone. Le carni vengono tagliate a cubetti a punta
di coltello, lavorate e impastate con sale marino e pepe
nero a mezza grana, che garantiscono la naturale
conservazione del prodotto. Successivamente, tramite
particolari tecniche frutto di una tradizione artigianale
plurisecolare, vengono insaccate in budella di suino e
poste a stagionare in sale arieggiate. La stagionatura
prevede dai 30 ai 100 giorni di essiccatura secondo la
pezzatura, che va da 300 g a 1,5 kg. Al taglio il salame
si presenta di colore rosso vivo e tenero a grana grossa,
il sapore è delicato e l'aroma fragrante. Questo prodotto
viene apprezzato per il suo elevato contenuto proteico e
per la facile digeribilità.
Sant'Angelo
di Brolo è situato sui primi rilievi dei monti Nebrodi,
in provincia di Messina. Il clima torrido che caratterizza
gran parte delle coste meridionali e occidentali della
Sicilia condiziona ovviamente la produzione di insaccati.
Ne consegue che le conserve animali o sono destinate al
consumo fresco o esigono un'altitudine di circa 1000
metri. Per questo motivo, e a parte qualche eccezione, la
salumeria sicula si concentra nelle aree interne e
particolarmente sui Nebrodi che presentano fin microclima
ideale per la lavorazione e la stagionatura. Anche in
questa area non vengono lavorati però prodotti a lunga
conservazione e sono ignorate le tecniche del sottograsso,
del sott'olio e del sottocenere, a cui ricorrono gli
abitanti di altre zone dei Meridione: lo stesso prosciutto,
di rapida maturazione, viene consumato entro l'estate
successiva all'uccisione del maiale.
Sui
Nebrodi è ancora frequente l'allevamento brado dei suini,
prevalentemente quelli della razza nera locale, nutriti
con ghiande e bacche di faggio fino a uno o due mesi prima
dell'uccisione, quando invece vengono alimentati anche con
fave e cereali. Da questa razza locale si ricavano la Pancetta
arrotolata dei monti Nebrodi e il Prosciutto
dei monti Nebrodi. Per il primo prodotto si
utilizza la pancia del maiale che viene prima salata, poi
messa nella madia con sale e aromi vari (finocchio
selvatico, aglio, origano e aceto) e ad asciugare con
altri aromi (pepe, peperoncino, aglio, origano). La
maturazione dura 1-5 giorni in salamoia, la stagionatura
tre o quattro mesi in locali aerati. La pancetta deve
essere molto stretta affinché non prenda aria e va
consumata prima dell'estate. Per il prosciutto si sala il
coscio per alcuni giorni, si asciuga e si pone
successivamente in una madia di legno, sotto sale e aromi
vari (sale, finocchio selvatico, aglio, origano e aceto)
per 20-40 giorni. Durante questo periodo viene girato
spesso. Viene poi ricoperto con pepe nero macinato fine,
peperoncino, origano, aglio e messo ad asciugare. La
stagionatura avviene in locali con tetto di tegole per
alcuni mesi; dopo l'inizio dei caldo viene traslocato in
cantina. Alcuni produttori disossano il prosciutto e al
posto dell'osso mettono un pezzo di carne; la cotenna
della coscia viene poi ricucita con una caratteristica
forma quadrata.
Ad
Alcara Li Fusi, in provincia di Messina (e in tutta la
zona dei monti Nebrodi) si produce, per lo più per
autoconsumo, u suppesato.
Pezzi interi di carne di primissima scelta e di forma
rotonda (sopracoscia o filetto) di suini allevati in
libertà, vengono messi in salamoia, asciugati, nuovamente
aromatizzati, legati ben stretti con uno spago e pressati
con stecche di legno e messi ad asciugare qualche giorno
in luogo caldo e ventilato. Lungo è l'elenco degli
ingredienti impiegati nella preparazione: aglio, origano,
sale, aceto, finocchio selvatico, pepe, peperoncino per la
salamoia, pepe nero, pepe rosso, aglio, origano per la
stagionatura, fase che dura tre o quattro mesi in un
locale con tetto di tegole. All'arrivo del caldo lo si
tiene per altri due mesi in cantina.
Nel
Palermitano è molto diffuso il vudeddu
pappuni, a base di salame e prosciutto insaccati
nel budello grasso di vitello, con aggiunta di uova
sbattute, formaggio grattugiato, patate a cubetti, salsa
di pomodoro e pezzetti di pomodori pelati.
La
provincia di Enna, e in particolare il comune di Nicosia e
le zone limitrofe, è molto ricca di prodotti. Per la Salsiccia
di Nicosia si utilizzano carni di prima e di
seconda scelta (rifilature ecc.) di suini di diverse razze
più una percentuale elevata di grasso (40%) che vengono
macinate, condite con sale, pepe macinato, finocchio,
talvolta peperoncino, e insaccate nell'intestino tenue di
suino. Si lascia maturare qualche giorno in locale tiepido
e stagionare tre-quattro mesi in locali freschi.
Il
Supprissato di Nicosia
è prodotto con carni suine magre di prima scelta (spalla,
lacerto, costata, capocollo) che vengono macinate a grana
media, condite con sale e pepe nero e insaccate. La
maturazione avviene in locali freschi e ventilati per
circa cinque settimane; la stagionatura dura un mese
sempre in locali freschi. Successivamente i salami vengono
messi in appositi recipienti e ricoperti di cenere per
oltre tre mesi.
Il
budello origanato è la
versione siciliana del beverello laziale e del ciarimbolo
marchigiano. Per la sua produzione si utilizza l'intestino
grasso del suino che, subito dopo l'uccisione, viene
accuratamente lavato con acqua e sale, condito con sale
(20-25 g per ogni cavo) e abbondante origano, e messo ad
asciugare. Da ogni suino si ottengono tre-quattro cavi da
80-90 cm. Dopo circa due settimane in locale fresco e
ventilato, viene lasciato stagionare tre-quattro mesi in
cantina. Viene consumato crudo ma più spesso cotto, in
particolare con le fave, a primavera.
Ma
l'epicentro più 'originale' della salumeria siciliana è
Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, che è la
patria del maiale. Presso il ristorante Majore, dove una
scritta recita 'Qui si magnifica il porco', si producono
ancora la gelatina di maiale,
il salame e la salsiccia.
La
gelatina di maiale o suzu,
tipica anche di Catania e dintorni, veniva preparata un
tempo esclusivamente con zampette, cotenne, orecchie e
testina di maiale; attualmente con spalla, capicollo,
lombo e stinco di suini giovani allevati allo stato brado.
Le carni vengono bollite con l'aggiunta di aceto, vino e
alloro e poi, a cottura completata, vengono disossate,
pressate e lasciate riposare. Tutta la lavorazione è
manuale. Dopo circa 1-2 ore, sulla carne tagliata a
fettine viene versato il brodo freddo precedentemente
filtrato.
Il
ristorante Majore è ormai l'unico depositario della
ricetta per preparare il Salame
e la Salsiccia di Chiaramonte
Gulfi. Entrambi vengono confezionati con carni
suine di prima scelta e modeste quantità di grasso
corposo di pancetta (45%), macinati nel tritacarne,
conditi con sale, pepe macinato, peperoncino, semi di
finocchio e poi insaccate nell'intestino tenue. I due
prodotti si differenziano per il fatto che mentre la
salsiccia viene consumata fresca, il salame è lasciato
stagionare per circa 25/30 giorni in luogo fresco.
A
Chiaramonte Gulfi l'ultimo lunedì di Carnevale viene
organizzata la Sagra della salsiccia. In tutta l'isola si
produce una vasta gamma di salsicce di puro suino, motto
spesso aromatizzate al finocchio e chiamate nell'Agrigentino
sosizza ccu 'u cimula.
Ottime
salsicce di tipo
lucanico sono reperibili a Trapani e in alcune località
del Palermitano poste tra i 450 e i 600 metri di
altitudine come Prizzi, Alimimusa, Collesano ecc. Per il
tipo di salsiccia siciliana più comune, alla carne di
maiale magra (60%) viene aggiunto un 20% di lardo e un 20%
di carne di manzo. L'impasto, tritato finemente, viene
aromatizzato con sale, pepe ed eventuali semi di
finocchietto, poi insaccato in un lungo budello e legato a
rocchi, che vanno dagli 8 ai 15 cm, in rapporto alle
dimensioni del budello. La salsiccia è prevalentemente
consumata fresca ma può essere anche stagionata. A volte
l'impasto contiene altre carni, in aggiunta a quelle di
maiale, come il coniglio e in alcune località l'impasto
viene spruzzato con il vino rosso.
Per
preparare il farsumauru,
o falso-magro, occorre la fillata,
simile alla soppressata, salume confezionato con carne
magra di maiale ricavata dalla spalla o dalla coscia. La
carne viene tagliata a dadini e mescolata a cubetti di
lardo fresco. Dopo averla salata e pepata, la si imbudella
e si tiene a stagionare appesa in ambienti freschi e
arieggiati per un periodo di tre mesi. Poi si mangia
affettata.
C'è
anche il farsumauru di cutina,
cioè, non rivestito con la carne di vitello ma con la
cotenna di maiale che viene tagliata in forma
rettangolare, sgrassata e avvolta in modo che la parte su
cui era attaccato il lardo sia girata verso l'esterno. Il
ripieno è fatto con un composto di salsiccia fresca e
sbriciolata, uova sode sbriciolate, formaggio tenero
tagliato a dadini, prezzemolo e aglio tritati.
Infine,
il sanguinaccio di maiale, chiamato sanceli
in Sicilia, si prepara aggiungendo al sangue fresco una
ricca miscela di pinoli, uva sultanina, pistacchio,
cannella, mandorle trite, noci, cioccolato e zucchero.
Tra
le conserve ittiche vanno citate tutte le lavorazioni a
base di tonno dell'isola di Favignana e dell'isola di
Lampedusa: bottarga, lattume, mosciame e sasizella
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