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Premesso
che la Puglia è stata per secoli e secoli la base,
meglio: la piattaforma ampelografica di tutti i vitigni
che dal Caucaso si spostavano verso Nord - Ovest, i suoi
vini hanno avuto gran fama nell'antichità presso i Greci
e i Romani. In particolare, ne scrisse,
"entusiasta" il Bacci nel De naturali vinorum
historia. Nell'antichità i vini della Puglia erano, in
primis, i Tarantini (che orgoglio, e che rimpianto, provai
quando, davanti alla bottiglia appena bevuta, il marchese
Francisco de Sistelho mi rivelò, compiacente, il vitigno
di quel noumeno dei Madera 1715: tarantès; dell'orgoglio
è ben chiaro il motivo; il rimpianto perché, pur citato
dai più grandi del passato, di questo vitigno non si ha
più notizia dal '500), poi, quelli di Badia, di Brindisi
e di Canosa. Ai tempi della Compagnia delle Indie, la
Puglia era considerata la cantina d'Europa e da questa
cantina sono passati e hanno abbondantemente attinto
Romani, Bizzantini, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini,
Aragonesi, Spagnoli, Borboni, Francesi ed Italiani.
Numerosi reperti conservati al Museo Nazionale di Taranto
testimoniano il duraturo e profondo legame tra questa
terra e il vino. La Puglia è una delle regioni con la più
alta produzione vinicola in Italia e in ciò è stata
favorita dalla posizione geografica: non vi sono difficoltà
climatiche che limitano lo sviluppo della vite e la
maturazione dell'uva. Per lunghi anni è stata considerata
la terra dei vini da taglio, cioè vini neutri di alto
tenore alcolico e di gran corpo venduti per rinforzare
vini deboli. Da qualche anno, vignaioli coraggiosi e
sicuri hanno puntato, anziché alle rese alte, alla reale
qualità, vignaioli da cui mi giungono, giorno via giorno,
vini nuovi che non esito definire strepitosi: i vini veri
di Puglia. Vitigni più diffusi: negro amaro, malvasia
nera, bombino, montepulciano d'Abruzzo, pampanuto,
primitivo, trebbiano, uva di Troia e verdeca. Per le
ragioni sopra dette non indico i vini più conosciuti.
Quelli della nuova esperienza, infatti sono di molto
superiori. Le zone da cui più mi attendo sono: la Daunia,
la Terra di Bari, le Murge e il Salento. La Daunia
corrisponde all'incirca alla provincia di Foggia e produce
3.700.000 ettolitri di vino con vigneti installati in
pianura (purtroppo), in collina e in montagna interna. La
Terra di Bari, particolarmente vocata all'agricoltura,
ancor più che per il vino, per l'olio d'oliva, prodotti
ortofrutticoli, olive e mandorle. Da oltre 45.000 ettari
di vigneti (anche qui, purtroppo, in buona parte
pianeggianti) sono stati ottenuti 1.840 000 ettolitri di
vino. La zona della Murgia jonica e della Murgia tarantina
fa capo alle interessanti produzioni di Locorotondo e
Martina Franca. Nel Salento, infine, si producono vini di
grande avvenire: qui hanno il predominio le uve rosse,
capeggiate dai vitigni negro amaro e dalla malvasia nera.
Grande avvenire, ripeto, più che per i vini conosciuti -
il Locorotondo, il Matino, il Copertino, il Primitivo di
Manduria e lo Squinzano - per i nuovi cru, frutto di
esasperata selezione
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