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Salumi

MOLISE

 

Terra di agricoltori, allevatori e pescatori, che ha mantenuto viva una tradizione gastronomica ricca di sapori e di gusto grazie all'arte dei norcini. Nell'abitazione di un molisano doc non può mancare la ventricina, la carta d'identità regionale che si contraddistingue da quella dei 'vicini' abruzzesi. I suini utilizzati per produrre questa rarità alimentare sono ancora allevati con sistemi tradizionali e alimentazione a base di ghiande, castagne, tuberi e radici. E nei mesi di agosto e settembre i suini vengono portati sulle rive di fiumi e di ruscelli per la "sulatura", cioè una sorta di bagno nel fango da cui traggono giovamento carne e grasso a pochi mesi dalla macellazione.

La ventricina viene prodotta un po' in tutta la provincia di Campobasso ma la ricetta più tipica è quella di Montenero di Bisaccia. La preparazione prevede l'accostamento di pezzi di carne tagliati grossi (anche fino a 100 g) a pezzi di lardo aggiunti in quantità variabile dal 2 al 5% del peso totale, che arricchiscono il gusto del prodotto finale ed evitano la disidratazione dell'insaccato durante la stagionatura. La carne va insaporita con sale, paprica dolce, fiori di finocchio ed eventuale peperoncino. La si lascia riposare con gli aromi per circa 24 ore, poi la si insacca in una vescica di maiale, intervallando i pezzi di carne con quelli di grasso, il tutto viene pressato molto bene per eliminare l'aria dagli interstizi. La maturazione dura una media di 15 giorni e avviene in locali riscaldati e ben ventilati. La stagionatura deve avvenire rigorosamente in cantina per un periodo tra un anno e un anno e mezzo. Una volta pronta la ventricina viene ricoperta con 2/3 mm di strutto fuso per sopportare le alte temperature estive evitandone le alterazioni. Trovare in commercio la ventricina è un'impresa: secondo un'indagine Insor (Istituto nazionale di sociologia rurale) è stato stimato che il quantitativo prodotto non vada oltre qualche quintale, anche perché è difficile stagionare bene i prosciutti in questa regione a causa del fattore climatico. Quindi la stessa parte anatomica corrispondente alla coscia di maiale viene utilizzata per produrre salami meno complessi, che necessitano di un periodo di stagionatura più breve e che si possono consumare prima del caldo estivo.

Montenero di Bisaccia è anche la patria del saggicciotto, la versione molisana del salsicciotto di Guilmi, prodotta ormai in tutta la regione. Si utilizzano carni magre di prima scelta (coscio, lombi, capocollo, ecc.) che vengono macinate e impastate con grasso duro tagliato a dadini. Il prodotto viene conciato con sale, pepe spezzato e insaccato nel budello naturale, senza metterlo sotto pressa. Si lascia maturare per una settimana in cucina al fumo e poi tre-quattro mesi in cantina a stagionare.

Lo sfarriccio, o sanguinaccio, si caratterizza per i suoi coadiuvanti tecnologici. Al sangue di suino raccolto al momento della macellazione si aggiungono noci, pinoli, uva passa, scorze di arancia, cacao, farro precedentemente cotto e grasso di maiale duro. L'impasto si insacca nel budello cieco, si fa bollire per almeno un'ora e si consuma subito. Viene prodotto in tutto il Molise con piccole variazioni negli ingredienti.

La soppressata di Rionero Sannitico prende il nome dalla località stessa in provincia di Isernia. In realtà viene prodotta anche a Macchiagòdena e nella provincia di Campobasso e particolarmente note sono quelle di Castel del Giudice e di Montenero di Bisaccia. La carne scelta di suino proveniente dai lombi, e in qualche caso dal capocollo, con il 2% di grasso viene tagliata a mano con l'aggiunta di una piccola percentuale di grasso (2-3%), condita con sale e pepe in grani, insaccata nel budello del suino e messa sotto pressa per due giorni. Al termine viene fatta asciugare in locale riscaldato e aerato, per passare poi in cantina o in altro locale idoneo a completare la stagionatura, che dura cinque-sei mesi. Quando il prodotto è stagionato, se non viene consumato subito, viene messo sotto grasso in vasi di vetro o in cassoni contenenti grano, in modo da conservare al meglio la fragranza per tutto il periodo estivo.

Rionero Sannitico è famosa anche per le salsicce di fegato. L'impasto di questo tipo di salsiccia viene fatto con una parte di carne magra di maiale, una parte di grasso morbido, una parte di carne di terza scelta (fegato, cuore, polmone, carni rosse): il tutto viene poi macinato con lamelle da 10 mm, conciato con sale, pepe, peperoncino e aglio, insaccato in budello naturale e legato a rocchi. Le salsicce si mettono ad asciugare per qualche giorno in cucina e poi a stagionare per venti giorni o un mese. Se non si consumano subito vengono messe sotto sugna e si possono così conservare molto a lungo.

Lo sprusciat, termine dialettale che significa strizzato, si produce a Castel del Giudice, la pancetta o pampanella si prepara a isernia, Capracotta, Boiano. Si adopera il peperoncino in polvere che viene cosparso abbondantemente sul pezzo rettangolare del salume. Terminata la fase di macerazione, la pancetta viene seccata al forno e stagionata per alcune settimane.

Molto noti nella regione sono gli abbuoti o torcinelli, involtini preparati con budelline di agnello, contenenti animelle, fegato a pezzettini, uova sode, aromi.

Un altro piatto sostanzioso e dal gusto forte è costituito dalle annodate di trippa: strisce di trippa di agnello o di capretto, annodate insieme con pezzetti di lardo, condite con sale, pepe, prezzemolo.

su gentile concessione di Docitalia

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