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Salumi

 

 

Marche: Se il litorale marchigiano è conosciuto per l'infinita varietà del patrimonio ittico, l'interno offre salsicce e salumi che si gustano con la polenta alla spianatora, che accompagna i biriabuli, ricavati dalle budella del maiale, salati, trattati con peperoncino e semi di finocchio e tenuti accanto al camino a prendere fumo per una settimana, dopodiché arrostiti alla griglia. Ma quando si dice salame si pensa al salame di Fabriano prodotto nella valle dell'Esino in provincia di Ancona.

La carne magra di suino di prima scelta (coscio) viene privata di ogni parte grassa e nervosa, pestata finemente con l'aggiunta di lardelli tagliati a mano a forma di cubetti, conciata con sale e pepe nero intero e insaccata nel budello gentile. La maturazione è di una settimana-dieci giorni in stanze con camino, la stagionatura varia dai tre ai quattro mesi in cantina.

Nella valle dell'Esino alcuni macellai producono per pochi "affezionati" il ciarimbolo, o buzzico o ciambudeo. Le budella che avanzano dopo aver insaccato salami, salsicce e cotechini, vengono rivoltate, lavate in acqua e aceto, lasciate a mollo per una notte e bollite con aceto, alloro, un pizzico di basilico e un pezzetto di buccia di arancia. Si scolano, si condiscono con aglio, pepe, sale, semi di finocchio e si mettono a seccare vicino al fuoco per almeno tre giorni.

Un altro prodotto tipico è il ciauscolo, o ciavuscolo o ciabbusculu. E' un salame da spalmare, da molti definito come una "marmellata di salame". L'area di produzione si estende dalle provincie di Macerata (località Pievetorina, Visso, Camerino, Matelica) a quelle di Ancona e Ascoli Piceno. E' possibile farne una scorpacciata a Ferragosto durante la sagra di Visso. Il ciauscolo è preparato tradizionalmente con carne di maiale di seconda scelta, ricavata da pancetta, costate e spalla e con l'aggiunta di una percentuale del 50% di lardo. L'impasto viene condito con aglio pestato nel mortaio, finocchio, buccia d'arancia, vino cotto, sale e pepe. Il tutto viene amalgamato e tritato più volte con stampi sempre più piccoli fino a ridurlo in purea, insaccato in budello gentile, affumicato leggermente con l'aggiunta di bacche di ginepro e mantenuto in luogo fresco. Va consumato sul pane entro 15-20 giorni.

Il prosciutto di Carpegna in provincia di Pesaro ha ottenuto il marchio Dop. La materia prima proviene da allevamenti esclusivamente italiani con capi di bestiame alimentati con siero di latte, granone, cruscone e orzo per almeno sei mesi prima della macellazione: il loro peso si aggira sui 160-180 kg, l'età è di circa un anno. Si ottengono due prosciutti: il San Leo e la Ghianda (con ginepro). Il coscio di suino rifilato e tagliato viene messo sotto sale per un periodo di tempo che varia secondo il peso e il clima; di solito si tratta di 20-30 giorni, durante i quali vengono spremute la vena femorale e l'acqua dai tessuti. Il prodotto viene lasciato a riposo affinché perda parte dell'umidità rimasta, nuovamente lavato e asciugato, messo a stagionare, stuccato. Quindi parte il periodo di stagionatura di sette mesi, per passare poi a completare la maturazione in cantina.

San Leo è famosa anche per i suoi cappelletti ripieni di carne di arrosto di maiale che insaporisce il lesso di cappone e di tacchino con cui viene tritato, e per il cotechino preparato con guanciale, cotenne e spalla, macinati sottili e conditi con sale, pepe nero, pepe garofanato, noce moscata e cannella.

Il salame di Montefeltro non è più in produzione ma rimane un tesoro nelle mani di alcuni contadini: la sua bontà sta nell'utilizzo di lombata e coscia di maiali magroni a pelo nero, propri della zona e praticamente scomparsi, macinate e conciate con sale e abbondante pepe in grani.

Un prodotto più industriale è il prosciutto aromatizzato di Montefeltro. Il coscio di suino allevato secondo le tradizioni locali con ghiande, castagne, cereali e scarti alimentari e agricoli, senza siero di latte, viene messo sotto pepe e massaggiato perfacilitare l'uscita di sangue e acqua. Viene messo nuovamente sotto sale per 20-30 giorni. Rimosso il sale che tende a indurirsi, il prodotto viene lavato con acqua calda e lasciato ad asciugare per tre mesi in locali caldi e con fumo. Si bagna con vino cotto e si aromatizza con aglio, alloro, zucchero e rosmarino. Si copre con pepe macinato, si affumica appeso a travi e si fa stagionare da uno a tre anni.

Il mazzafegato, o salsiccia matta, è l'ultimo insaccato che viene fatto secondo la tradizione casalinga della lavorazione del maiale. E' prodotto in tutta la regione, ma quasi esclusivamente nelle campagne per autoconsumo: sono rinomati quelli della zona di Fano e Urbania, in provincia di Pesaro. Si utilizza tutto ciò che non è stato precedentemente scelto, cioè le carni più sanguinolente, pezzi di polmone e reni, intestini, nervetti: il tutto viene conciato con sale, pepe, aglio e altri aromi a seconda della zona e delle tradizioni locali. Si consuma fresco.

La salsiccia di fegato stagionata trova il suo regno naturale nella comunità montana dei Sibillini, in provincia di Ascoli Piceno. Carni magre macinate, grasso sostenuto e fegato tagliuzzato a mano separatamente, in quantità uguali, vengono conciati con sale, pepe, zucchero, aglio e buccia d'arancia, e insaccati nel budello tenue, avendo cura di forare la salsiccia con uno spillo perfavorire l'uscita di aria e sangue. La maturazione avviene per tre o quattro giorni in ambiente caldo e aerato (in cucina vicino al camino) e la stagionatura dura sei o sette mesi. Viene messa in vasi e ricoperta di olio o strutto.

Il soppressato (o soppressata di carne) è tipico della comunità montana dell'alta valle dell'Esino. Carni suine di spalla e 20% di grasso vengono macinati finemente, impastati con sale, pepe, aglio in piccolissime quantità e insaccate nella rosa di vitella. Si mettono per una settimana in stanze riscaldate con fuoco di legna e tre mesi in cantina.

La regione produce inoltre: il salame ascolano; la coppa marchigiana che non è un salume stagionato ma una coppa di testa da far cuocere; la lonza del pesarese che si ricava dalla lombata disossata, conciata con sale, pepe, aromi, lavata con vino bianco, insaccata in budelli steccati con mezze canne per tenerli in forma, e stagionata in locali abbondantemente arieggiati.

Ovunque nella regione si può trovare un'ottima porchetta da latte, che costituisce un piatto popolare anche di altre regioni italiane, prime tra tutte il Lazio. 

 

su gentile concessione di Docitalia

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