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Salumi

 

Friuli Venezia Giulia: In questa regione le influenze slave e asburgiche si sono miscelate a quelle venete, attribuendo ai salumi aromi e gusti di grande particolarità e contribuendo a una vera e propria cultura della lavorazione del prosciutto. In testa a tutti il prodotto che ci ha resi famosi nel mondo: il San Daniele, da tempo griffato Dop. Si tratta di quello a forma di violino con lo "zampino" e che può essere prodotto solo all'interno del territorio comunale di San Daniele del Friuli (Ud), situato lungo il corso del fiume Tagliamento nell'ultima collina morenica prima delle Prealpi, a equidistanza da mare e montagna. 

Le cosce di maiale che per la maggior parte provengono da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, sono sottoposte a un rigido processo di lavorazione articolato in nove fasi: raffreddamento, rifilatura, stagionatura con sale marino, pressatura della coscia, riposo, lavaggio, asciugatura e sugnatura della coscia. La stagionatura deve durare almeno 12 mesi in locali ventilati e freschi.

Il comune di Sauris (Ud) situato a quasi 2000 m di altezza dà vita al prosciutto di Sauris tradizionalmente l'unico affumicato in Italia. Le cosce suine provengono principalmente dall'Umbria, subiscono una conciatura a base di sale, pepe e aglio, affumicate in appositi locali per 3/4 giorni, periodo in cui confluisce il fumo sprigionato dalla combustione in caminetti di legno di faggio. Successivamente il prodotto viene stuccato e lasciato stagionare dai 10 ai 12 mesi. Attualmente è diventata una produzione molto limitata (circa 25 000pezzi l'anno).

Nella zona viene prodotto anche lo speck di Sauris: la coscia del suino, privata dell'osso e della fesa, viene salata a secco e messa ad affumicare in apposite stanze dove vengono bruciate essenze di faggio, ginepro, pino e altre resinose. Dopo l'affumicatura viene stagionato per un periodo che varia da quattro a sei mesi in locali aperti e aerati.

La provincia di Udine è famosa anche per i prodotti a base di oca: la zona più ricca è quella di Chiopris-Viscone. Oggi gli allevamenti di oca sono rari anche in Friuli; spesso la materia prima arriva dall'Emilia Romagna o dall'Ungheria ma rimane locale la lavorazione dei salumi che qualche "nostalgico" produttore ancora ci regala, secondo le regole della tradizione. Il salame d'oca giudeo è un prodotto di cultura ebraica: le carni scelte di oca vengono condite con sale, pepe, vino, macinate finemente e insaccate nel collo d'oca che viene poi cucito a mano. Successivamente viene lasciato maturare qualche giorno in locale tiepido e poi stagionare da uno a cinque mesi.

Per il petto d'oca affumicato la carne, una volta marinata e conciata con sale, pepe, rosmarino, alloro, ginepro, viene insaccata in budello lasciato maturare per 8/10 giorni chiuso in un armadio in cui vengono bruciate essenze legnose di pino, abete, ginepro, mentuccia, alloro, e successivamente stagionata da uno a tre mesi in locali dove bruciano essenze legnose e bacche, di cui i produttori conservano il segreto. Sempre della stessa "famiglia", il prosciutto e il salame d'oca. Il primo utilizza la coscia del volatile che viene messa sotto sale per alcuni giorni, poi asciugata e ricoperta di pepe. Si aggiungono anche noce moscata e alloro. La maturazione avviene in salamoia per circa sei settimane, la stagionatura varia da due a cinque mesi e avviene in ambienti arieggiati. Per il salame la carne di oca viene macinata con una uguale quantità di carne suina e condita con sale, pepe, chiodi di garofano, aglio, vino pregiato o marsala. Successivamente si insacca nel collo di oca precedentemente cucito: la maturazione dura solo qualche giorno in locali tiepidi e il periodo di stagionatura va da uno a sei mesi in cantine arieggiate. Del resto la famosa e "temuta" bora che soffia a gran velocità fa invece molto bene agli insaccati.

Altro "fiore all'occhiello" a produzione limitata è il prosciutto carsico, appannaggio della zona del Carso confinante con la Slovenia in provincia di Trieste (località Monrupino, Zolla, Rupingrande e Farnetti). Il coscio di suini allevati nella zona con alimentazione a base di cereali, patate, radici e semola, viene messo in salamoia per circa un mese, lavato con acqua e cosparso con pepe e in qualche caso con paprica. La durata dell'asciugatura è variabile, la stagionatura è di circa sei mesi in soffitta, poi con l'arrivo del caldo, altri 6-12 mesi in cantina.

In tutta la regione si producono il muset (o cotechino friulano) e la salsiccia di fegato friulana. Per il primo le carni suine provenienti dalla testa (compreso il muso che dà origine al nome) vengono macinate con le cotenne, carne degli stinchi e altre parti meno nobili, condite con sale, pepe, garofano, cannella, coriandolo, vino bianco e marsala, insaccate nel budello naturale. Si consuma subito per accompagnare il piatto tradizionale friulano: rape acide, cavoli e polenta. Per la salsiccia vengono utilizzate le carni della testa e degli zampetti precedentemente bollite, mischiate con fegato (circa 20%) e mollica di pane bagnata e spremuta, condite con sale, pepe, aglio, maggiorana, insaccate nel budello naturale. Si consuma fresca, dopo essere stata bollita. Una variante è la salsiccia jugoslava, internazionalmente conosciuta come cevapcici, che viene prodotta nelle province di Gorizia e Trieste. Le carni di maiale, manzo e agnello vengono macinate e condite con sale, pepe, peperoncino. Si insaccano in budello naturale e sono consumate fresche.

 

su gentile concessione di Docitalia

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