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Una
regione ricca di salumi, dove il suino è l'incontrastato
protagonista della produzione. Con prodotti arcinoti e
qualche tipicità regionale e locale.
Come
il bell e cott, il cui impasto è composto da carni di
suino di seconda e terza scelta (muscoli, cuore, testa e
una parte di cotenne) macinate finemente e conciate con
sale, pepe, cancella e aglio. Si impasta bene e si insacca
nel budello torto detto localmente "mariona". Va
mangiato subito bollito e si produce da settembre a marzo.
La zona di produzione è la provincia di Ravenna, in
particolare a Russi.
La
bondiola, prodotto tipico della provincia di Mantova e del
Veneto, si produce ma meno frequentemente in provincia di
Parma e di Piacenza.
Il
cappello del prete, tipico delle province di Parma, Modena
e Reggio Emilia, è detto anche sassolino o manicotto: le
carni suine magre, unicamente a ritagli delle lavorazioni
più pregiate, il grasso corposo, le cotenne, i ritagli
della pancetta e parti della cotenna della schiena vengono
tritate a grana media, condite con sale, pepe, aglio
pestato in vino bianco, aromi maturali e insaccate in
cotenna cucita a tricorno. L'asciugatura avviene in locali
ben riscaldati con stufa a legna, per circa 4-5 giorni; la
stagionatura va da due a quattro mesi. A questo prodotto
si attribuisce la paternità dello zampone.
Il
ciavarro, o salsiccia matta all'aglio, si produce in tutta
la Romagna, ma è originario dell'Appennino forlivese,
precisamente a Santa Sofia. Le carni di terza scelta,
vicine alla scannatura, oltre a stomaco, rognoni e cuore
precedentemente scottati in acqua bollente, vengono
macinate, condite con sale, pepe, aglio e alloro, e
insaccate in budello naturale.
Per
la coppa piacentina, prodotto Dop, viene utilizzato il
pezzo intero della carne posto tra l'attaccatura della
testa del suino e la quinta e la sesta costola del carré:
la percentuale di grasso varia e si aggira attorno al 25%.
La carne viene salata, aromatizzata, lasciata sette giorni
in salamoia, insaccata in budello animale e legata
accuratamente prima di essere messa ad asciugare per una
settimana in locali a 2-3°C. La stagionatura va da sei
mesi a un anno in ambienti freschi e ben aerati. Dal
momento che questo prodotto tende a rinsecchirsi e a
indurire spesso viene ammorbidita con vino bianco, brandy
o altri alcolici. La zona tipica, depositaria della
tradizione, è la valle dell'Arda (Piacenza). Ma a questo
luogo si aggiungono altre località del piacentino:
Lugagnano e Castell'Arquato.
Il
culatello di Zibello, prodotto Dop, si produce nelle
vecchie cantine di Zibello, Polesine Parmense, Busseto,
Soragna, Sissa, Roccabianca, San Secondo, Colorno (tutti
comuni della provincia di Parma), nel periodo che va da
fine ottobre a febbraio, quando le condizioni climatiche
sono ottimali per la stagionatura: l'aria è ferma, la
nebbia densa e la temperatura è intorno allo zero. Si usa
la parte centrale della coscia di suino, disossata e
mondata del grasso in eccesso, oppure la fesa di coscia
senza il sott'osso. La salatura è leggera e di durata
variabile, in seguito le cosce vengono lavate con vino e
cosparse di pepe macinato grosso e sale, poi insaccate
nella vescica o nel budello di maiale, stando attenti che
non ci siano infiltrazioni d'aria. Caratteristica
importante ai fini del risultato finale è la legatura a
rete. L'asciugatura richiede una fase tra i 30 e i 60
giorni; la stagionatura varia dai dieci ai dodici mesi in
locali freschi, ventilati e umidi. Deve essere molto
delicata perché il culatello tende ad asciugarsi troppo:
per questo spesso viene inumidito con un tovagliolo
imbevuto di vino bianco, cognac o distillato di malto. La
produzione artigianale è quasi scomparsa anche perché la
qualità del prodotto industriale è molto elevata. Il
disciplinare di lavorazione è molto rigido, ma la
produzione cresce a ritmi vertiginosi: dai 500 pezzi nel
'90 ai 7 mila del '98.
Attorno
alla rinascita del culatello, sono ricomparsi sul mercato
salami dimenticati per anni, ma rimasti nella memoria dei
vecchi 'macellin' (il norcino o lavorante del maiale),
come la mariola, il crespone, il cresponetto, lo
strolghino e il salame di culatello. Non è un'operazione
di marketing sui nomi: questi salami hanno tempi di
stagionatura, tipo di budello e varietà dell'impasto
differenti. I primi tre sono ottenuti con la carne di
suino che resta sul tagliere. La mariola contiene
un'aggiunta di aglio e di un vino segreto che cambia a
seconda del produttore. Nel crespone l'aggiunta di aglio
è minore, mentre nel cresponetto l'aglio dopo essere
stato battuto nel mortaio, viene irrorato di vino e
setacciato con le mani. Lo strolghino viene lavorato con
le parti di scarto più chiare (lonza, filetto, ecc.). E
due insaccati quali il prete (da non confondere con il
cappello del prete o sassolino) e il vescovo, per la cui
produzione viene utilizzato lo stinco anteriore del maiale
compresa la cotenna. Per il prete lo stinco viene cucito
nella cotica, fissato con legnetti per asciugare. Il tutto
si trasforma in vescovo una volta disossato, rifilato,
salato e quindi riempito con impasto di cotechino. Viene
consumato dopo una lenta cottura. Alcuni accorgimenti per
questo prodotto sono: avvolgere il vescovo in un
canovaccio, metterlo a 'sobbollire' per circa cinque ore,
servirlo ben caldo su piatti riscaldati e accompagnarlo a
un bicchiere di lambrusco. La leggenda racconta che questo
prodotto fu 'inventato' perché il comune di Colorno si
sentiva in inferiorità rispetto alle località limitrofe,
dal momento che ognuna poteva vantare un prodotto tipico:
a Zibello il culatello, a Felino l'omonimo salame, a San
Secondo la spalla cotta, a Langhirano il prosciutto. E
allora non è vero che... l'invidia produce sempre danni!
Il
fiocchetto è prodotto nelle province di Parma e Piacenza.
La fesa di spalla, con un'unica venatura di grasso (circa
il 10%) oppure il sott'osso della coscia posteriore, viene
posta sotto sale (e talvolta con droghe naturali macinate
in piccola quantità) per quindici giorni, spolverata e
lavata con aceto aromatico o con vino, e insaccata nella
vescica. La stagionatura avviene in locali freschi e
ventilati dai quattro ai sei mesi. Il fiocchetto tende ad
asciugarsi troppo. In questo caso viene avvolto in un
panno di cotone imbevuto di distillato di malto per il
tempo necessario a riacquistare la morbidezza e la
prelibatezza.
Il
guancialino proviene dalle province di Modena e di Reggio
Emilia, con centri strategici a Russi, Spilamberto,
Mirandola, Carpi. La guancia o gola del suino vengono
cucite in modo da formare un involucro. All'interno
vengono insaccate carni suine grasse e magre delle parti
più pregiate come lardo, pancetta, cotenne tenere,
tritate salate e condite con sale, pepe, aromi naturali e
concia in vino rosso, con aggiunta di una piccola quantità
di spezie. Dopo una stagionatura in solaio o in camera da
letto per 30 giorni va consumato cotto.
Dalla
provincia di Ferrara provengono la pancetta stagionata e
la salama da sugo. La pancetta del suino, con la cotenna,
viene salata per 10-12 giorni e tenuta in ambiente fresco.
A fine salatura viene lavata con vino bianco, condita,
arrotolata e legata ben stretta. Si fa asciugare per
alcuni giorni in stanze aerate, prima della stagionatura
che dura quattro-cinque mesi in granaio e poi, all'arrivo
del caldo, in cantina per un altro mese.
La
salama da sugo ha origini antiche che risalgono al XV
secolo. Non è conosciutissima fuori Ferrara ma è
pregiatissima in quel territorio dove viene consumata come
un rito. L'impasto della salama, esclusivamente suino, è
composto da coppa di collo (53%), pancetta (32%), lardo di
gola (10%), fegato (3%), lingua (2%). Si concia con sale,
pepe, cannella, noce moscata, chiodi di garofano e vino
rosso (Sangiovese, Barbera, Semisecco del Bosco Eliceo e
pochi altri). Viene lasciata macerare a lungo e quando il
vino si è assorbito completamente si insacca nella
vescica di suino, che essendo di spessore uniforme e molto
consistente, risulta idonea alla stagionatura. Viene
legata con spago che la divide in otto spicchi. Va
asciugata e poi stagionata da sei a dodici mesi in locali
privi di luce e termicamente isolati: la temperatura deve
rimanere, costante intorno a 10-12°C con umidità del
75%. Quando è pronta, la salama deve bollire a lungo (4-5
ore) in abbondante acqua che va aggiunta man mano mentre
bolle. Infine viene appesa a una cordicella per impedirle
di toccare il fondo e le pareti della pentola.
In
tutta la Romagna viene prodotta la salsiccia passita, che
utilizza le carni di seconda e di terza scelta, macinate a
grana media, conciate con sale (30 g per chilogrammo),
pepe e peperoncino, e insaccate nel budello naturale.
Lasciata in luogo fresco e aerato per 40 giorni, a volte
conservata sott'olio, sotto cenere o nella calcina. Viene
consumata anche fresca.
La
spalla cotta di San Secondo fu presentata per la prima
volta proprio in questo comune del parmense in occasione
di una fiera. La spalla del suino con l'osso viene salata,
messa in salamoia per 15 giorni, ripulita e nuovamente
salata e aromatizzata con aromi naturali e spezie.
Successivamente viene insaccata nella vescica di suino. La
cottura avviene in parti uguali di acqua e di vino bianco,
per circa un'ora per ogni chilogrammo e a una temperatura
di 80°C, senza cioè raggiungere l'ebollizione. La
stagionatura varia dai 60 ai 90 giorni, con il prodotto
cosparso di sale e aromi naturali. Può essere lavata
anche come il prosciutto cotto, ma si tratta allora di una
produzione industriale. Può anche venire affumicata. Una
volta cotta va consumata subito. Le spalle che attualmente
si trovano in commercio sono disossate e cotte a
pressione.
La
spalla cruda arriva dalla parte bassa della provincia di
Parma, con centro a Sissa, Porto Polesine, Zibello e zone
limitrofe. La spalla deve essere lavorata a caldo non
oltre due ore dopo la macellazione, viene disossata,
arrotolata con sale e aromi e in seguito spruzzata per
alcuni giorni con salamoia composta da vino Lambrusco,
aglio schiacciato, pepe e sale. La maturazione dura circa
venti giorni in locale parzialmente riscaldato a legna; la
stagionatura dura quattro-cinque mesi (da
novembre-dicembre fino ad aprile) in un locale sovrastante
la cucina o altra stanza scaldata a legna. Poi viene
lasciata in cantina fino a settembre con un calo del 30%.
Il
Felino doc (cioè non il salame tipo Felino) viene
prodotto a Felino e nelle zone collinari strettamente
limitrofe in provincia di Parma. Vengono utilizzate parti
di prima scelta solo nazionali e mai congelate, trito di
banco e pancetta, lavorati con pazienza e privati da
grasso e nervature. Una volta macinate finemente, vengono
condite con pepe nero in pezzi e pepe bianco, e salate.
L'impasto viene poi impilato a forma conica su assi
inclinate poste in frigorifero per uno o due giorni per
perdere l'umidità, e infine insaccato in budello gentile
ovino o suino. La stagionatura dura circa tre mesi in
locali non troppo secchi.
Il
salame fiorettino è tipico della provincia di Reggio
Emilia. Il suo nome deriverebbe dall'aspetto di un fiore
assunto dai cubetti di grasso, ben visibili all'interno
del salame. La carne suina magra di prima qualità, con un
15% di lardello, viene macinata con stampo da cinque
millimetri e impastata con l'aggiunta di sale, aromi
naturali e salnitro, e insaccato in budello gentile. Per
questa preparazione la carne suina deve, dopo la
macellazione, riposare almeno per dodici ore in luogo
fresco (non in frigorifero) ed essere perfettamente
sgocciolata. La stagionatura avviene in cantine fresche e
ventilate per 50-60 giorni.
Tra
i prodotti più diffusi sul territorio nazionale e non:
mortadella, prosciutto crudo e zampone. La patria della
mortadella è l'Emilia-Romagna, tanto che il prodotto è
conosciuto anche con il nome di 'Bologna' oltre i confini
italiani. Con altri procedimenti e soprattutto con materia
prima di scarto, si produce in tutto il territorio
nazionale e anche all'estero. La vera mortadella di
Bologna, prodotto Igp, utilizza carni suine ottenute da
muscolatura striata appartenente alla carcassa, ridotta a
grana fine con il tritacarne, lardelli di grasso suino di
gola cubettato, sale, pepe intero e/o in pezzi, insaccata
in involucri naturali o sintetici e sottoposta a un
prolungato trattamento di cottura in forni ad aria secca.
Possono inoltre essere impiegati: stomaci suini demucosati,
grasso suino duro, acqua, secondo buona tecnica
industriale, aromi a esclusione di quelli di affumicatura
e delle sostanze aromatizzanti ottenute per sintesi
chimica, ma non identiche chimicamente a una sostanza
naturalmente presente in un prodotto di origine vegetale o
animale, spezie e piante aromatiche, pistacchio, zucchero
alla dose massima di 0,5%, nitrito di sodio e/o potassio
alla dose massima di 140 parti per milione, acido
ascorbico e suo sale sodico, glutammato monosodico. Le
componenti carnee vengono sottoposte a sgrossatura e
omogeneizzazione. La miscela risultante viene immessa
nell'impianto di triturazione. Per la preparazione dei
lardelli il grasso suino di gola è cubettato, scaldato e
quindi lavato in acqua e sgocciolato. Il prodotto viene
consumato cotto: il tempo di cottura varia secondo la
dimensione, con temperatura che non deve essere inferiore
ai 70°C. Dopo la cottura il prodotto deve essere
rapidamente raffreddato. La temperatura a cuore deve
raggiungere nel minor tempo possibile valori inferiori ai
10°C. La zona di produzione della mortadella di Bologna
comprende: Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto,
provincia di Trento, Toscana, Marche e Lazio.
Esistono
molti tipi di prosciutto crudo, ma solo uno ha impresso
sulla cotenna la corona ducale a cinque punte: il
prosciutto di Parma, prodotto Dop, ormai esportato in
tutto il mondo. Annualmente ne vengono prodotti 8 milioni
di cui 1 milione e mezzo esportati. Si parte dalle cosce
di maiale con un peso di almeno 150 kg, nati, allevati e
macellati in 11 regioni italiane (Friuli Venezia Giulia,
Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria,
Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio e Molise). Dopo la
rifilatura che attribuisce anche la classica forma, le
cosce vengono cosparse di sale, proveniente dalle saline
della zona e ricco di acido borico, senza impiego di
conservanti o altri additivi. Dopo la prima fase di
conservazione in celle frigorifere (una settimana a
temperatura tra 1° e 4°C), la coscia viene di nuovo
salata e rimessa in frigorifero per 15-18 giorni. Inizia
poi la fase di riposo: i prosciutti rimangono da 60 a 90
giorni in una cella a temperatura tra 1° e 5°C e con
un'umidità del 75%, con un ricambio d'aria frequente per
permettere la respirazione. Dopo il periodo di riposo
vengono lavati con acqua tiepida e lasciati asciugare.
Poi, appesi alla tradizionale 'scalera', in stanzoni con
finestre contrapposte, aperte a seconda dell'umidità
esterna, passano il periodo di pre-stagionatura, cui segue
la fase della toelettatura, durante la quale i prosciutti
vengono battuti e cosparsi di pepe nella fossetta attorno
alla noce. Segue la fase della sugnatura: la fossetta
intorno alla noce e la parte muscolare scoperta vengono
ricoperte di sugna, impasto di grasso di maiale macinato
con sale, pepe e farina di riso. Al settimo mese il
prosciutto di Parma passa nelle cantine di stagionatura,
locali freschi e ventilati. Prima viene però sondato: in
vari punti della massa muscolare si conficca un ago di
osso di cavallo che assorbe gli aromi della carne e che
viene annusato da esperti in grado di valutare la qualità
del prodotto. La stagionatura dura da 10 a 12 mesi,
trascorsi i quali ogni coscia è sottoposta all'esame
degli ispettori dell'Istituto Parma Qualità. Solo se
passa l'esame la coscia può essere fregiata del marchio
del Consorzio.
Anche
il prosciutto di Modena ha ottenuto il Dop. Un prodotto
realizzato esclusivamente con la coscia di suini nati,
allevati e macellati in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia,
Piemonte, Molise, Umbria, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio.
La coscia fresca deve avere per base ossea il femore, la
tibia, la rotula e la prima fila delle ossa tarsiche, e
deve avere un peso sufficiente per conseguire un peso non
inferiore ai 7 kg a fine stagionatura. Lo spessore del
grasso della parte esterna della coscia fresca rifilata,
misurato verticalmente in corrispondenza della testa del
femore (sottonoce), con la coscia e la relativa faccia
esterna poste sul piano orizzontale, non deve essere
inferiore a 15 mm, cotenna compresa, in funzione della
pezzatura. Dopo la macellazione, le cosce suine non devono
subire, tranne la refrigerazione, alcun trattamento di
conservazione, compresa la congelazione. La lavorazione
prevede 8 fasi: isolamento (il maiale deve essere di razza
bianca, alimentato nel trimestre precedente la
macellazione con sostanze che limitino l'apporto di grassi
a una percentuale inferiore al 10%, riposato e a digiuno);
raffreddamento (le cosce fresche ritenute idonee sono
sistemate in apposita cella per il raggiungimento di una
temperatura delle carni attorno a 0°C); rifilatura (si
asporta il grasso in eccesso donando al prodotto la
classica forma tondeggiante a 'pera'); salagione (le cosce
vengono asperse con sale, poi massaggiate con procedimenti
manuali o meccanici, mantenute su un piano orizzontale);
riposo (eliminato il sale residuo, le cosce vengono poste
in una sala apposita per un periodo non inferiore ai 60
giorni, con umidità tra il 65 e il 75% e una temperatura
tra 2° e 5°C); lavaggio (ultimato il riposo, la coscia
subisce la definitiva lavatura, con applicazione sulla
superficie esterna di spazzolatura e di getti d'acqua
miscelati a una temperatura non superiore a 50°C);
asciugamento (le cosce vengono fatte sgocciolare in
essiccatoio a 24/26°C per 5-10 ore, con alta umidità
relativa di circa 85-90%); stagionatura (periodo di
prestagionatura con l'acclimatamento delle carni a
temperatura tra i 10° e i 20°C, in condizioni di umidità
in progressiva riduzione; durante la stagionatura non
avviene nessuna lavorazione specifica, eccettuata la
sugnatura).
Lo
zampone e il cotechino, che hanno recentemente ottenuto I'Igp
a testimonianza della tipicità e qualità dei prodotti,
sono originari di Modena e risalgono al 1500. Verso la
fine del '700 la loro diffusione nei mercati limitrofi fu
favorita dalla trasformazione delle prime due botteghe
salumiere, Frigeri e Bellentani, che passarono da una
produzione artigianale a una struttura protoindustriale
con una predominanza di allevamenti intensivi. Il
cotechino è un prodotto di salumeria di forma cilindrica
costituita da una miscela di carni suine ottenuta dalla
muscolatura striata, grasso suino, cotenna e condimenti
vari. Lo zampone è costituito da una miscela di carni
suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino,
cotenna e condimenti vari (sale, pepe, aromi naturali,
spezie, concia in vino rosso corposo), insaccato in
involucri naturali costituiti dal rivestimento cutaneo
dell'arto anteriore del suino completo delle falangi
distali e legato all'estremità superiore. Questi due
insaccati cotti devono risultare facilmente affettabili.
Al taglio, le fette di colore roseo tendente al rosso non
uniforme, si presentano compatte con granulometria
uniforme. Lo zampone prodotto artigianalmente resta appeso
in solaio per 30-40 giorni.
Concludiamo
l'elenco regionale con la citazione di altri prodotti
tipici: i due prodotti Dop pancetta piacentina e salame
piacentino, coppa della valle Montone, lombetto di maiale,
salame e zuccotto di Castelnovo de' Monti.
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