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LE VOSTRE POESIE

jacopo.lupi@studio.unibo.it

 

AURORA DI IERI

 

Parlami di noi, ti prego,

non fermarti;

continua a raccontare,

non lasciarti intimorire da un leggero

bagliore di noncuranza,noi,

soli in quella stanza,

lasciavamo passeggiare il tempo su di noi,

nudi, liberi dal sempre, nel mentre

un ombra di malinconia ci abbracciava

in un nostro abbraccio troppo vero per

perer reale,uguale a mille altri, unico come pochi,

mentre fuochi di sguardi e mani calde

giocavano, nell’ombra d’un alitare leggero

che si sperde.

  Parlami di noi, ti prego,

non fermarti,

continua a ricordare,

fa ch’io viva in quei ricordi,

così distanti,

vivo in un respiro di piacere

che tremava i sensi,

se ci pensi, immaginami

in quegli istanti e vivrò in eterno

imprigionato in uno sguardo.

Parlami di noi, ti prego,

continua ad amare,

amami nel passato

e ci ameremo come allora,

timidi, impacciati e sinceri,

in un eterno bagno

nell’aurora di ieri.

(Jacopo Lupi)

 

SCORRE

Un un altro giorno ancora

Scivola piano sulle mie mani vuote,

respiro gli occhi rubati per strada

e li raccolgo nel contenitore

dei sogni da uccidere,

e lo farò come sempre

prima che l’alba accarezzi il mio balcone

con la sua solita gelida mano

d’una nuova falsa illusione

(Jacopo Lupi)

 

MAI NATO

Visi divisi da immense parole mai dette

Sono le lettere di amanti mai scritte

Visi persi per strada,

incontrati di notte, diafane immagini

di vite corrotte e celate da lor stesse

sono i sogni mai realizzati

di un vecchio, sfumati nella nebbia del mattino

che non arriva ancora.

Sono gli amori mai nati,

di due giovani che in un bacio mai dato

sanno ancora rubarsi l’anima.

Sono i versi più inutili,

che consolano il cuore

di un illuso, versi mai nati,

ma spiati nei sguardi distratti

che incontri per caso il primo mattino.

(Jacopo Lupi)

 

LOLEK D'AMORE, UN PAPA CHE MUORE

L’uomo bianco, stanco di noi soffre;

par che muoia piano, cresce

dentro una luce, Lolek,

nel tuo bianco letale si mesce

il rantolo scostante che trova nuova voce.

La tua veste vergine e immacolata,

oggi, si è sporcata delle lacrime sincere

di milioni di bambini, un pianto

che da una macchia pulita,

sopita nelle lande estreme di cuori

rattrappiti da giochi mortali,

si è levata fino ad accarezzar l’infinito,

guardarlo in viso,

finalmente,

un attimo veloce quanto

un bagliore d’occhio in un sorriso,

spento prontamente,

anche dalla memoria,

di uomini non pronti a quel guardar

intriso di perfetta perfezione.

Quel vortice lunare si è placato

Nel tuo urlo, Karol;

grappoli di lacrime nuove,

di un sereno ma triste mattino,

scavano la memoria,

e minano di eterna gloria

il tuo ultimo cammino

da mortale, mentre affoghi

in un respiro di vento, che

diventa il respiro di altre cento anime sole,

come te,  come me,

o come le tue sorde parole.

Ti ha ucciso un sorriso eterno

Non ascoltato dagli ipocriti signori di nessuno;

un manto bianco ti avvolgerà

come ha avvolto il Re dei vagabondi erranti,

sarai figura di eterno respiro,

nelle bocche dei secoli avanti.

Il tuo letto ha ospitato la vergogna, il pentimento,

la gioia e le parole,

tra le lenzuola bianche,

che t’abbracciano di malcelata finitudine,

hai ospitato tutto l’amore che

tinge di gioia, ora, uno sguardo che muore,

ma dalle porte infinite di mille cuori

vivrà in eterno dentro mille bagliori di luce.

Un bambino non sa

Gioca con un assassino di favole

E sembra contento, ma nel suo

Gioco felice,

mostra in gesti

il pensiero che vola veloce

ad un uomo che nel suo letto da solo in silenzio

par che tace, ma il suo silenzio è la voce all’unisono

di mille parole, la macchia fraterna allargata

 

di braccia tese verso un unico sole di luce

che brilla, e nel suo atroce silenzio par ancora che strilla

con la voce di mille voci tutto il suo

immortale amore.

(Jacopo Lupi)

 

CONOSCIUTA AI MIEI SENSI

Stanotte amerò una donna

che non ho conosciuto ancora.

Sarà la notte più dolce che ricorderò

Tu, guardi il mio riflesso frangersi in te,

io, guardo il tuo sguardo,

sembra perso

tra i vicoli del ricordo, immerso

in un pianto triste che contiene

tutte le notti inondate da stelle malinconiche

ed assenti che costellano il tuo cielo nudo.

Immensi i tuoi occhi, nel pianger polvere lunare,

stanchi, piano chiedono il sonno,

ora, con una mano, lasci che ti sogno

mentre tu dormi e pensi;

tu, sconosciuta ai miei sensi,

stanotte ti farai amare

e sarà la notte più dolce che lontani

da noi, noi potremo raccontare al mondo,

al suo silenzio di note stonate,

al suo frastuono di lacrime sbagliate.

Mentre dormi, proverò in silenzio

Di rubar tutti i tuoi sogni, e vedo già

Attraverso il mio riflesso ciò che mi nascondi,

sono visi noti con vuoti sorrisi confusi, che

ti regalano solo la malinconia che, come me,

vuoi  fuggire via, ma finisci ancor una volta

con il piangere un pianto lungo una notte intera.

Volo nel tuo volo di sonno ma sono solo,

tu non vuoi che qualcuno ti conosca come sei,

sola vuoi camminare scalza mentre s’alza il tuo respiro

contrariato, scanzi il mio sguardo con il tuo fiato ma non sai,che io,

in un tuo umido battito di ciglia

t’ho rubato il respiro, i tuoi mille pianti e tutto ciò che pensi,

e stanotte t’ho amato davvero,

piccola e timida sconosciuta ai miei sensi.

(Jacopo Lupi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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