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Pescara

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SALUMI VINI

 

CHIETI L'AQUILA PESCARA TERAMO
  Ancora dopo la prima guerra mondiale, alla foce del fiume omonimo esistevano due cittadine molto diverse tra loro. A sud la più antica Pescara (ora Portanuova), cresciuta sui resti della fortezza cinquecentesca che presidiava il fiume e la statale 16 Adriatica all'innesto della Via Tiburtina-Valeria sbocco della più importante valle d'Abruzzo. Dopo la costruzione della ferrovia, dei bastioni non resta quasi nulla, e poco anche del successivo insediamento (il Bagno penale e alcuni modesti edifici tra cui la casa di D'Annunzio).La pineta era stata interessata, nel 1912, da piccola lottizzazione, nella quale fu inserito da Giovanni Michelucci (1940) l'edificio noto come ex Aurum.A nord del fiume, nella stretta fascia di terra che si allunga tra le colline e il mare si era invece sviluppata dal 1806, prendendo a fulcro il santuario della Madonna dei Sette Dolori, Castellammare Adriatico, che con l'arrivo della ferrovia e la costruzione della Stazione (1863) aveva avuto un certo sviluppo, sulla base di tracciati regolari (piano Muzii, 1882). Commerciale, artigianale e 'popolare' Pescara, presso cui nascono anche le prime industrie (lungo la Tiburtina-Valeria); borghese, signorile e turistico Castellammare Adriatico, ancora al principio del XX secolo scandito dalle grandi ville dei possidenti.La fusione dei due comuni (1926) avvenne, patrocinante Gabriele D'Annunzio, con la nomina a capoluogo di una piccola provincia ricavata da quelle di Chieti e Teramo, a cavallo del fiume. I nuovi edifici del capoluogo si realizzano il più possibile lungo l'Adriatica, oggi corso Vittorio Emanuele, che continua a essere la principale arteria cittadina, e unisce i due nuclei attraverso un ponte, edificato nel 1934: il Tribunale, la Camera di Commercio, il tempio della Conciliazione in lato Portanuova; in lato Castellammare Adriatico il Banco di Napoli, le Poste, il Comune, la Provincia, questi ultimi a formare una grande piazza monumentale (piazza dei Vestini, oggi Italia) che avrebbe costituito il nuovo centro cittadino. Nasce inoltre il quartiere di case popolari detto dei Pescatori (1934) e viene compiuta (1939) la bonifica dei terreni tra la vecchia Pescara e il mare.La nuova città viene duramente colpita dai bombardamenti e minata dalle truppe tedesche in ritirata. La ricostruzione si salda ben presto con un forte inurbamento, travolgendo il piano di ricostruzione (1941, Luigi Piccinato) e anche i successivi. Nuovi, alti palazzi si addensano lungo le vie principali fianco a fianco con i resti dell'edilizia novecentesca. La densa occupazione delle aree centrali porta comunque la città a espandersi verso l'esterno cosa che porta rapidamente alla conurbazione costiera (Montesilvano a nord e Francavilla a Mare a sud), con riduzione delle pinete (restano la Pineta dannunziana a sud e quella di Santa Filomena a nord), e allo sviluppo degli insediamenti verso Chieti Scalo. La realizzazione della zona industriale tra Pescara e Chieti, i collegamenti autostradali e l'asse attrezzato, l'insediamento di alcune Facoltà dell'Università D'Annunzio(fine anni '60) le nuove sedi di uffici regionali e statali, la nuova Stazione centrale delle Ferrovie dello Stato, il porto turistico modificano ancora il quadro generale offrendo nuove possibilità e preparando Pescara alla sfida con il terzo millennio.
Terme
Nella provincia di Pescara è attiva - da maggio a ottobre - un'importante stazione curativa presso la località di villeggiatura di Caramànico Terme. Le acque, utilizzate fin dal 1901, sono efficaci nella cura di patologie delle vie respiratorie, l'orecchio medio, le articolazioni, la pelle, l'apparato genitale femminile, l'intestino. Informazioni si hanno direttamente allo stabilimento termale a Caramànico Terme (t. 085-922015) oppure alla sede di Pescara (t. 085-28483).
Il più importante centro di turismo termale della provincia (m556, ab.2245), posto sul costone occidentale della montagna della Maiella, e legato storicamente all'abbazia di S.Clemente a Casàuria, di cui era castello già dal 1036. La vocazione curativa, favorita dalle abbondanti sorgenti minerali e medicamentose, ha avuto inizio sullo scorcio del '900, da quando è in funzione un efficientissimo stabilimento; intorno a tale attività si è sviluppata una rete di alberghi, pensioni, residence, locali e iniziative in grado di trasformare un soggiorno salutare in una vacanza ricca di svaghi.Nel centro storico, chiuso dentro le mura del borgo fortificato, sono monumenti soprattutto religiosi, come la bellissima chiesa di S.Maria Assunta, costruita nel XV secolo in stile gotico. Sul fianco sinistro, il portale - ricco di decorazioni, edicolette ed elementi scultorei, tra cui, nella lunetta, un'Incoronazione di Maria -è del 1452; all'interno, spiccano un grande ostensorio in rame dorato del '400 (cappella barocca dell'Assunta lungo la navata destra), un coevo Crocifisso (2° altare destro) e un trittico quattrocentesco a tempera (Vergine col Bambino, Maddalena ai piedi di Gesù in casa di Simone, Ss.Giovanni Battista, Stefano Onofrio e Cristoforo) in sagrestia.In piazza Garibaldi è la chiesa di S.Nicola, edificata nel 1483 e con, nell'interno basilicale, una preziosa croce d'argento attribuita a Giovanni Rizio. Proseguendo fin quasi alla fine del paese si può raggiungere la quattrocentesca chiesa di S.Maurizio, che custodisce sull'altare maggiore un prezioso trittico della Vergine col Bambino. Le Terme, nella parte alta dell'abitato, sono tra le più efficaci d'Italia per la cura delle malattie della respirazione e della pelle grazie alla composizione dell'acqua minerale sulfurea e salsobromoiodica, che vanta un'alta percentuale di idrogeno solforato (101.20 mg per litro); speciale anche l'acqua oligominerale della fonte del Pisciarello, ottima per le malattie urologiche. All'interno del complesso termale è allestito il Museo della Fauna italiana (visite: 9-13), con più di 1500 animali imbalsamati provenienti da tutta Italia ed Europa.
Poco lontano dalle Terme è il centro visite Barrasso del Corpo forestale dello Stato che offre informazioni sulla Riserva naturale Valle dell'Orfento.
Artigianato
Nella provincia di Pescara, in ogni città e paese tradizioni riti e feste popolari sono molto vivi e sentiti. In tutte le stagioni dell'anno è un susseguirsi di appuntamenti con il folclore più genuino, nel quale convivono da sempre devozione cristiana e antichissimi culti pagani; ma è l'estate, in particolare, che è tutta un susseguirsi di feste patronali sagre gastronomiche, suggestive processioni a mare.Le feste popolari più importanti a Pescara sono quella della Madonna dei Sette Dolori, che si svolge presso l'omonimo santuario la prima domenica di giugno, e di .S. Andrea, nell'ultima domenica di luglio, con la tipica processione a mare dei pescherecci completamente imbandierati; la celebrazione si conclude lungo il fiume Pescara con il Ballo della Pupa.Uno degli appuntamenti più caratteristici nella provincia è quello di Loreto Aprutino: a maggio, il lunedì di Pentecoste, si celebra dal '700 il rito della genuflessione del bue associato alla festa di S. Zopito, patrono del paese. In questa occasione, per ricordare l'arrivo delle reliquie del santo martire, i contadini conducono in paese un bianco bue aratore, coperto di gualdrappe e ornato di nastri e fiori. Una lunga processione accompagna l'animale, preceduto da un suonatore di zampogna e cavalcato da un bambino vestito di bianco, con una corona di fiori sulla testa, un ombrellino per proteggersi dal sole e un rosso garofano in bocca.Altrettanto spettacolare e rispondente ad antichi modelli della cultura contadina è la sacra rappresentazione della Madonna in piazza, che anima il centro storico di Spoltore la domenica di Pasqua. Si tratta di una rappresentazione di origine medievale legata al corporativismo delle antiche confraternite. Di origine molto più recente invece il palio delle Pupe con cui Cappelle sul Tavo festeggia il ferragosto. Prendendo spunto dalla consuetudine, tipicamente contadina, di concludere le ricorrenze estive con il rogo di un gigantesco fantoccio dalle procaci forme femminili, il grosso centro rurale alle spalle di Pescara ha organizzato un vero e proprio festival della pupa pirotecnica che assegna ogni anno un ambito riconoscimento all'esibizione più "esplosiva" e rumorosa.Nella provincia di Pescara l'artigianato è ancora vivo e produttivo. Vanno ricordati gli artisti del ferro a Manoppello, quelli del rame battuto a Spoltore, i fabbricanti di corde armoniche e fili chirurgici a Salle, i coltellai e i vasai di Loreto Aprutino, i costruttori di pupe pirotecniche a Cappelle sul Tavo, gli intagliatori del legno a Farindola e gli scalpellini di Lettomanoppello.
Gastronomia
Un viaggio nella provincia di Pescara è sicuramente un modo per scoprire il piacere del mangiar bene e per apprezzare la bontà di una tradizione culinaria antica, basata sulle risorse alimentari più tipiche. È l'ormai famosa in tutto il mondo dieta mediterranea, che offre piatti cucinati in modo semplice e leggero, e che permette frutta e verdura senza limitazioni. Tra i prodotti tipici pescaresi sono da segnalare innanzitutto l'olio extravergine d'oliva e i vini bianco Trebbiano e rosso Montepulciano che hanno raggiunto ormai qualità e riconoscimenti internazionali. Sono diverse le aziende di formaggi e latticini nella provincia (rinomati sono i caseifici di Sant'Eufemia a Maiella), che producono vari tipi di pecorino, caciotte, ricotte, scamorze, mozzarelle e caciocavalli. Antica è la tradizione nel settore della pasta, che annovera, oltre ad alcune aziende leader in Italia e nel mondo, tanti piccoli pastifici artigianali con ottimi prodotti sia freschi sia secchi.Legata a questa tradizione è la gastronomia dei primi piatti, come la pasta alla mugnaia della zona di Elice e Città Sant'Angelo, il timballo e - con una segnalazione particolare - i maccheroni alla chitarra. Si tratta di pasta all'uovo ricavata dalla lavorazione della sfoglia su uno strumento di legno con corde di alluminio che ricorda una chitarra: da qui il nome. Tra le carni di animali allevati sui pascoli, l'agnello assume una particolare importanza per il sapore e la tenerezza. Tagli ovini vengono utilizzati nella cucina pescarese in vari modi; si consiglia di provare il capretto al forno e gli arrosticini tipici delle zone di Villa Celiera e Penne: sono spiedini di carne di pecora tagliata a dadini, salata e arrostita alla brace, che si accompagnano a bruschette condite con olio d'oliva. In una città di mare come Pescara non possono mancare buoni piatti, semplici ma gustosi, a base di pesce: risotti ai frutti di mare, rigatoni agli scampi, il guazzetto, i crudi, i classici fritti e arrosti; ma il piatto tipico della cucina marinara è il brodetto, ovvero la zuppa di pesce al pomodoro che esalta le caratteristiche del pescato locale. Nel comparto ittico vanno poi ricordati, in provincia, le trote di Bussi sul Tirino e i gamberi di fiume dl Pòpoli. Rinomate sono anche le lumache del vallone di Santo Spirito. Per chiudere, un dolce completamente pescarese, al quale D'Annunzio dedicò alcune frasi ancora oggi riportate nelle confezioni: il parrozzo, a base di mandorle e di liquore all'arancia, e ricoperto di cioccolato. Altri dolci tipici sono la pizza la notte della Risurrezione, focaccia lievitata che viene benedetta nelle chiese la notte di Pasqua; le "ferratelle o neole( dolci a cialda confezionati con un caratteristico ferro rettangolare arroventato: I "caciunetti" cuscinetti di pasta fritta ripieni di marmellata, ceci, canditi, pinoli e noci tritate; la "cicerchiata" tipica di Carnevale, ciambella di palline di pasta fritta amalgamate con canditi e miele. A fine pranzo trionfano i distillati e i liquori d'erbe: il Centerbe, il Nocino, la Genzianella e la Ratafia, liquore di amarene fermentate al sole.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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